Il Regno d'Italia


Garibaldi era partito da Quarto i primi di maggio e quasi nessuno lo aveva preso sul serio, tranne i Mille tra i quali c'erano anche ventuno calabresi.
Egli sbarcò in Calabria a Melito Porto Salvo il 19 agosto; il 29 agosto giunse a Soveria Mannelli, paese ritenuto fedele ai borboni, dove, il generale Giuseppe Ghio al comando di diecimila uomini, non oppose nessuna resistenza e si arrese senza condizioni.
Molti sottufficiali e soldati fedeli ai Borboni, preferirono, invece, unirsi alla guerra civile che investì tutto il Sud e che è conosciuta come "brigantaggio".

Dopo l'annessione del Regno delle due Sicilie al Regno d'Italia, sulle popolazioni calabresi si abbatté una serie infinita di tasse e di obblighi: la comunale e la provinciale, la tassa di famiglia e quella sul macinato, quella di successione e la leva obbligatoria.
La rivolta dei calabresi fu veemente.
La Sila divenne il centro del brigantaggio, mentre a decine i Comuni calabresi issarono il vessillo bianco gigliato dei Borboni.
Il brigantaggio coinvolse tutti gli strati sociali. Tra le bande più famose, quelle di: Pietro Monaco, Pietro Bianco, Nino Nanco, Faccione e Carmine Crocco.
La repressione del generale Cialdini fu spietata e sanguinaria. Addirittura si ricorse a speciali provvedimenti: le Leggi eccezionali Pica del 1863.
Da questa grave crisi, si scatenò l'emigrazione.
Dal 1901 al 1913 abbandonarono la regione circa un terzo dei suoi abitanti: 439.000 persone !

Sconfitto (ma a che prezzo !) il "Brigantaggio" scoppiò a Filadelfia un moto repubblicano, promosso da Giuseppe GIAMPA' che durò dal 1869 al 1870.
Assistiamo alla nascita di una classe politica che venne definita dei "notabili" in Italia e dei "galantuomini" in Calabria.
Nel 1870 in Calabria votò appena l'1,63%. Già dalle prime elezioni del 1861 la Calabria sedeva all'opposizione, infatti, la maggior parte dei venticinque deputati della Calabria, apparteneva al Partito della Sinistra.
Nel 1876, con l'esordio della Sinistra al potere arrivò anche il primo ministro calabrese: Giovanni Nicotera, al quale Depretis affidò il Dicastero dell'Interno.
Successivamente fu furono altri ministri: Luigi Miceli, Bernardino Grimaldi, Bruno Chimirri, Bernardino Giannuzzi-Savelli, Gaspare Colosimo e di nuovo Nicotera.
Nel periodo Giolittiano la questione sociale esplose in tutta la sua gravità. Il terremoto del 1905 prima (oltre 25.000 morti) e quello del 1908 piegarono definitivamente qualsiasi speranza di sviluppo.
Nel 1919 la deputazione calabrese fu rivoluzionata. Infatti entrarono combattenti, popolari, socialisti e così risultò sconvolta la vecchia organizzazione clientelare. Entrarono alla Camera i primi deputati popolari che furono: Antonino Anile, Giuseppe Cappelleri, Francesco Miceli-Picardi e Francesco Sensi.

Subito dopo il 1860 le ferriere di Mongiana furono dapprima smantellate poi acquistate dalla famiglia di Achille Fazzari, garibaldino e deputato. E nonostante questo, ancora nel 1901 la Calabria, con il 26 % di addetti, era più industrializzata perfino dell'Emilia Romagna. La percentuale calabrese è rimasta sostanzialmente invariata fino al 1977, quando, contava il 25% di addetti nell'industria, rappresentando l'unico caso del Paese in cui fossero diminuiti !

Le comunicazioni ferroviarie, primo grande investimento dello Stato unitario, non tardarono ad arrivare nella regione. Le zone marine cominciarono, così, a ripopolarsi. Circa 20.000 calabresi morirono sul fronte, ma la leva obbligatoria consentì comunque, l'integrazione nello Stato Unitario.

Con l'avvento del Fascismo, la presenza di Michele Bianchi al Governo, che era stato il primo segretario del Partito Nazionale Fascista, rappresentò un elemento positivo per la Calabria. Gli investimenti furono ingenti e la Calabria usciva dal suo tradizionale isolamento politico-istituzionale.
Nel 1923 fu proprio Michele Bianchi, con Achille Starace ad inaugurare il Parco Nazionale della Sila, dove, nel 1932, terminarono gli imponenti lavori dei bacini. Furono creati i laghi artificiali dell'Ampollino, del Savuto, del Cecita e dell'Arvo che producevano un'imponente massa d'energia elettrica. A Crotone nacque il primo polo industriale della Regione, con l'insediamento della Pertusola e della Montecatini, che impiegarono fino a 2000 addetti. Vi furono imponenti investimenti nelle opere pubbliche. Vennero creati oltre 1000 chilometri di strada e completati i lavori delle ferrovie interne, gestiti, poi dalle Calabro-Lucane.
Nacque la grande Reggio, che comprese i centri limitrofi ad essa e divenne una delle prime cento città del Regno.
Scolarizzazione, mobilità sociale, coinvolgimento nella capillare organizzazione del partito rappresentarono lo sviluppo della Calabria in questa fase.
Durante il Ventennio vi è, inoltre, la riscoperta del patrimonio archeologico della magna Grecia. Dal 1925 al 1936 Edoardo Galli diresse la Sovrintendenza della Calabria e, seguendo l'esempio del suo predecessore Paolo Orsi, fece cose importantissime: stabilì il sito di Laos, diede un fondamentale impulso all'individuazione di Sibari e fece edificare nel 1932, su progetto di Marcello Piacentini, il Museo di Reggio.
E per queste ragioni che nella memoria di alcuni uomini calabresi, il Fascismo viene ancora oggi ricordato positivamente.

Con la caduta del Fascismo, anche il Regno d'Italia ne segue le sorti. E così, l'1/1/1948 entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana…

Negli ultimi 56 anni la storia della Calabria non è stata felice.
Una classe politica incapace di promuovere lo sviluppo della Regione (tranne rari casi, quali il socialista Giacomo Mancini) e condizioni interne difficili (a causa del secolare problema della criminalità organizzata) hanno condannato la Calabria all'arretratezza e all'emarginazione dai grandi processi storici.