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Periodo
Borbonico
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Con
l'occasione della guerra di successione polacca, un esercito spagnolo occupò
Napoli. E nel 1734 il figlio di Filippo V di Borbone ed Elisabetta, Carlo di
Borbone, s'insediò sul trono. Si aprì per il Sud e la Calabria
una nuova fase: il Regno dei Borbone di Napoli.
Prima di tutto, Carlo, non fu un sovrano che prendeva ma uno che dava. Innovatore
e illuminato, Carlo affrontò con decisione tutti i problemi del Regno.
Lo fece anche in Calabria, dove subito si cimentò con una questione fondamentale:
gli usi civici.. Contese interminabili si erano svolte nei secoli passati ma
stavolta è invece la Corona che nel 1752 prese direttamente in mano la
situazione e la sbrogliò a vantaggio del demanio e di se stessa. Le riforme
di Carlo facevano sentire i propri effetti anche in Calabria. Infatti la Regione
cresceva e si sviluppava in modo più ordinato con l'istituzione del Catasto
Generale (che introduceva un sistema fiscale moderno) del Supremo Tribunale
del Commercio (che coordinava le attività economiche) e il potenziamento
della flotta mercantile (per cui anche i porti di Reggio e Crotone aumentarono
in modo considerevole i propri traffici). Erano anni in cui a Napoli c'era una
libera circolazione delle idee, che producevano testimonianze fascinose e inquietanti
come quelle di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero. Ma allora era tempo
di grandi fermenti. E le idee riformatrici e illuministe trovavano a Napoli
e di riflesso anche in Calabria, un terreno molto fertile. Che le cose stessero
cambiando lo si era visto già nel modo in cui la dinastia aveva affrontato
il problema degli usi civici e aveva proceduto alla tassazione di gran parte
dei beni religiosi, che in Calabria rappresentavano rendite considerevoli. Ma
nel 1783 successe l'imprevedibile. Un terremoto immane colpì la Calabria
meridionale, con epicentro nella Piana di Gioia, dove le sciagure sono devastanti.
Interi paesi vennero distrutti. Era il 5 febbraio. Passò poco ed il 28
marzo si registrò un'altra scossa che addirittura provocò un abbassamento
di tutta la parte centrale della regione. Infatti, non solo i danni agli edifici
furono incalcolabili (vennero persi per sempre tesori inestimabili, dall'età
greca in poi) ma fu un autentico massacro di uomini, che restarono in decine
di migliaia sotto le macerie. I paesi completamente distrutti o seriamente danneggiati
furono intorno a trecento. In quest'occasione, l'intervento dello Stato fu tempestivo
ed efficiente, e anche gli storici meno sereni sono costretti ad ammetterlo.
La Calabria, con una serie di provvedimenti diventò, sotto i Borbone,
un vero laboratorio politico. Infatti, lo Stato mise gratuitamente a disposizione
degli avvocati per assistere i Comuni nelle controversie contro i nobili che
avevano abusivamente occupato le terre demaniali. Quindi istituì, sotto
la direzione del ministro delle Finanze del Regno, nel 1784, la Cassa Sacra,
che aveva il compito di incarnare i beni di quasi tutti gli enti ecclesiastici
per amministrarli o porli in vendita. L'utile sarebbe stato rivolto per la ricostruzione
della Calabria. La società calabrese era in movimento, gli antichi equilibri
non reggevano più. La Cassa Sacra venne sciolta dopo sedici anni, con
la constatazione che le ricchezze appartenute alla Chiesa erano state sovrastimate.
Ma i risultati positivi indubbiamente vi furono e la manomorta ecclesiastica,
cioè la rendita parassitaria della Chiesa, venne praticamente ridotta
al minimo. Si deve proprio ai Borboni le importanti iniziative della costruzione
della fabbrica d'armi nel XVIII sec. a Mongiana e a Ferdinandea nelle serre;
esse rappresentavano le prime e vere fabbriche calabresi.